Creare uno storyboard e-learning efficace

Cos’è uno storyboard
A cosa serve?
Fase preliminare
Elementi di uno storyboard elearning
Modello scaricabile
Conclusioni


La creazione dello storyboard avviene nella fase di sviluppo di un corso e-learning ed è un elemento fondamentale per la sua buona riuscita.
Permette a tutte le parti coinvolte (anche solo voi e il cliente) di verificare come sarà strutturata la formazione e di leggerne i contenuti, suggerendo modifiche e individuando da subito eventuali punti deboli.

Nel mio caso, essere anche una sviluppatrice mi permette di avere un quadro completo complessivo, nonché le idee chiare su come ottenere nella pratica quanto progettato e sull’impegno richiesto per ogni azione.
Un vantaggio non da poco.

Vediamo concetti ed elementi essenziali degli storyboard e-learning.
Alla fine dell’articolo troverete un mio modello scaricabile.

Cos’è uno storyboard?

Partiamo dalle basi.
Parliamo di un documento che descrive nel dettaglio, per ogni schermata del corso e-learning, questi elementi:

  • i testi;
  • l’audio;
  • gli elementi visivi;
  • le interazioni;
  • le eventuali ramificazioni, se il corso non è lineare.

Il termine “storyboard” deriva dal mondo cinematografico, solo che nel nostro caso invece di disegnare il film disegniamo gli elementi di un corso online.

A cosa serve?

Certo, nulla vi impedisce di sviluppare direttamente tutto su un authoring tool (Articulate Storyline, Adobe Captivate, Lectora, iSpring…), ma rischierete di impazzire e di fare un lavoro decisamente approssimativo.

Ecco invece quali sono i vantaggi che vi offre un documento ben strutturato:

  • Mettere in fila le idee;
  • Strutturare un piano chiaro per la gestione del progetto;
  • Coinvolgere tutte le parti in causa;
  • Formalizzare il modo in cui i diversi elementi si relazionano tra loro;
  • Effettuare modifiche a più mani, mantenendo traccia dello storico (utile per non impazzire).

Fase preliminare

Prima di creare il documento, ci sono dei passaggi fondamentali che non dovete dimenticare:

  • Definire il target;
  • Individuare gli obiettivi di apprendimento;
  • Decidere quale forma avrà il corso e-learning (classico con qualche interazione, scenario, gamification…?);
  • Decidere il tipo di navigazione (lineare o libera?).

Elementi di uno storyboard e-learning

Intestazione

Nell’intestazione generale del documento inseriamo: il nome del progetto, il nome dello specifico modulo (è sempre bene suddividere un corso in moduli/capitoli di breve durata), data, versione, durata complessiva stimata.

Nell’intestazione della singola schermata: numero, tipologia del contenuto (tutoriale, scenario, esercitazione…) e titolo della singola pagina.

Audio

La narrazione della voce che accompagna la pagina.

Testo a video

Il testo che apparirà sullo schermo. Valgono le buone pratiche, già note, di inserire solo i concetti fondamentali e non affollare la pagina con troppi contenuti. Il ruolo della voce di accompagnamento è proprio quello di spiegare in modo più articolato gli stessi concetti (oltre a evitare effetti soporiferi).
Ricordatevi anche di includere le istruzioni per le interazioni, come “Fare clic qui per saperne di più”.

Grafica

Foto, illustrazioni, animazioni. Specificare in quali punti compaiono rispetto al testo.

Note di sviluppo

Spiegate con accuratezza tutto quello che è possibile fare sulla schermata, a parte l’avanzamento alla pagina successiva (che dovrebbe essere illustrato in un help a parte). Quindi click di approfondimento, mouse hover, funzionamento di un gioco/quiz, ecc.

Può essere utile inserire in quest’area anche istruzioni specifiche per i grafici o animazioni particolari che coinvolgono gli elementi della pagina.

Battute – Durata stimata

Questa è una parte facoltativa, che inserisco in base alle necessità del cliente.
Si riferisce alla durata del testo audio: per calcolare sia il numero di battute che la durata stimata utilizzo questo sito: https://contacaratteri.it/

Modello scaricabile

Per chiarirvi le idee e offrirvi una base modificabile/riutilizzabile, ecco il template che solitamente utilizzo – quando non me lo fornisce direttamente il cliente.


Conclusioni

Esistono diversi modelli di storyboard: quello trattato in questo articolo è quello classico e attualmente il più comunemente utilizzato.
Non esistono linee guida rigide per la sua struttura, l’importante è che sia comprensibile da chiunque lo analizzi, anche dopo molto tempo, e che contenga almeno tutti gli elementi che ho descritto nel capitolo dedicato.

Adobe Captivate: i bottoni e la loro gestione


Se lavorando con Adobe Captivate vi siete imbattuti in comportamenti anomali e inspiegabili dei bottoni, questo è il post che fa per voi.
O almeno, è il post che avrei voluto trovare un mese fa, quando mi sono picchiata con una serie di comportamenti poco intuitivi legati allo sviluppo di corsi con questo software.
Non a caso il posto più alto del podio in quanto a usabilità, al momento, spetta ad Articulate Storyline 360.

Lo stato dei bottoni in Captivate

Qualunque sia stata la difficoltà riscontrata, ci sono ottime probabilità che dipenda dal modo in cui avete gestito lo stato dei bottoni.
Lo “stato” di un oggetto corrisponde all’aspetto che esso assume al verificarsi di una determinata azione. Ad esempio, un bottone che, dopo il click, cambia il suo colore, avrà uno stato “Normal” in cui è blu e uno stato “Visited” in cui è verde.
Questo comportamento è comune a molti Authoring Tool del mondo e-learning, chi ha già utilizzato Storyline lo conosce bene.
Ogni software ha un pacchetto di stati nativi (come Normal, RollOver, Visited) molto comodi, perché associano automaticamente allo stato l’azione eseguita
senza che voi dobbiate intervenire. Per esempio, l’aspetto che un bottone assume mentre il mouse ci passa sopra, allo stato RollOver.
In Adobe Captivate, al momento della creazione di un bottone (o della trasformazione di una SmartShape in bottone), compaiono in automatico 3 diversi stati nativi associati a esso:

  • Normal
  • Rollover
  • Down
I tre stati creati automaticamente nei bottoni di Adobe Captivate 2019

Ecco, non rimuovete questi stati, nemmeno se prevedete di non farne uso.
Nel mio caso, ho avuto a che fare con un corso preesistente, su cui ho rimesso mano, dove lo stato “Down” (l’aspetto che il bottone assume durante il click) di Next era sparito.
Questo ha causato un bug per cui, a ogni click, il bottone diventava sempre più piccolo fino a risultare illeggibile. Considerando che sto parlando di un tasto creato ad hoc per l’avanzamento, non un problema da poco.
A pagina 10 era già inutilizzabile.

Stessa cosa capitava in alcuni bottoni con hint, ossia con un suggerimento che compare al passaggio del mouse su di essi. Dopo la prima apertura del corso, chiudendolo e avviandolo nuovamente, gli hint risultavano automaticamente presenti e “freezati” su tutti i bottoni, senza il passaggio del mouse. E rendendo gli stessi incliccabili.

Dopo qualche ore passata a cercare di capire il motivo dei comportamenti assurdi, ho ricreato casualmente da zero uno dei bottoni incriminati. Mi sono così resa conto che c’era uno stato di default in più rispetto a prima e, ripristinandolo, ho risolto tutte le anomalie riscontrate.

L’uso delle SmartShape per i bottoni di navigazione

I bottoni “incriminati”, come dicevo, erano bottoni di navigazione personalizzati presenti in tutte le pagine del progetto: Play, Pausa, Avanti, Indietro, Audio on/off.

In Adobe Captivate 2019, per bottoni di questo tipo è preferibile utilizzare le SmartShape e, se il corso ha un layout particolare, impostare come riempimento una specifica immagine.

Perché questo rigiro, invece di utilizzare direttamente un’image button?

Perché text button, transparent button e Image button non possono essere utilizzati all’interno delle master slide e non è possibile impostare la loro durata come “Rest of the project”.

Il che significa che dovrebbero essere inseriti in ogni pagina del corso. E che andrebbero modificati/sostituiti tutti in caso di modifiche al loro aspetto o alle loro funzionalità.

Usare una SmartShape permette invece di inserirla all’interno della master slide o di impostarne la durata per tutto il progetto, creando un solo elemento per ogni tipo di bottone.

Adobe Captivate 2019: SmartShape, opzione "use as button"
La casella “Use as button” per le SmartShape
L'opzione Image fill per le SmartShape in Adobe Captivate 2019

Per impostare un’immagine come sfondo della SmartShape, andate nella sezione Fill, cliccate sul menu a tendina Solid e selezionate “Image Fill”.

Questo semplice accorgimento vi semplificherà notevolmente la gestione dei bottoni di navigazione (o di qualunque bottone reiterato lungo tutto il progetto), con notevole risparmio di tempo e salute mentale.

Il video learning, Udemy e tendenze future dell’e-learning


I contenuti video hanno sempre più spazio non solo nel web (entro il 2021 si prevede che i video costituiranno l’80% dei contenuti), ma anche nell’e-learning. Il trend è destinato a crescere. Sapete perché?

Ecco i 3 motivi tecnici principali:

  • l’aumento dei dispositivi mobili
  • i progressi della tecnologia video e gli schermi ad alta risoluzione
  • le connessioni sempre più potenti – il 5g è un futuro imminente.

Senza contare un ulteriore fattore fondamentale: l’alto livello di coinvolgimento garantito dall’esperienza video.

Questo è il motivo per cui stanno aumentando sempre di più le piattaforme che offrono formazione esclusivamente in questo formato, sia dedicate ai privati che alle aziende.

Udemy ospita all’interno della sua piattaforma oltre 10.000 video corsi.
Lynda.com vanta oltre 10.000 organizzazioni che usufruiscono dei suoi video.
Coursera dimostra come i contenuti video si possano integrare alla perfezione all’interno di un percorso formativo strutturato.

Disclaimer: le seguenti considerazioni sono frutto di mie letture e riflessioni, che potrebbero anche cambiare in futuro. Ciò significa che non sto declamando verità assolute. Ogni diverso punto di vista è ben accetto nei commenti!

E-learning privato ed e-learning aziendale

Riflettendo sui bisogni che soddisfa una piattaforma come Udemy, penso a due diversi tipi di e-learning che per ora segnano uno spartiacque nel modo di progettare i corsi online: quello privato e quello aziendale.

Chi è il principale cliente di Udemy?

Tipicamente è un dipendente o libero professionista che vuole approfondire uno specifico argomento:

  • per motivi di lavoro
  • per una passione personale.

Il livello di motivazione e di coinvolgimento è quindi già molto alto in partenza: l’utente tipo è alla ricerca di un contenuto specifico, o è invogliato dalla piattaforma dall’approfondirne uno nuovo sulla base dei suggerimenti forniti.

Un corso Udemy può dare all’interessato basi concettuali solide, per poi permettergli di proseguire l’apprendimento con altri mezzi – corsi in presenza, tutorial, libri – oppure l’esperienza formativa può esaurirsi all’interno della stessa piattaforma, magari passando a un videocorso di livello più avanzato.

Nell’e-learning aziendale gli scopi e le motivazioni sono invece spesso molto diverse: pensiamo ai corsi obbligatori sulla sicurezza, alla formazione annuale stile IVASS, all’apprendimento di un software aziendale. In questi casi, i destinatari del corso non esercitano una libera scelta o non seguono una loro passione.
La loro motivazione e il loro coinvolgimento di partenza sono decisamente più bassi rispetto a una situazione Udemy-tipo.

Un corso interamente video in questi casi non va bene. L’attenzione dopo pochi minuti cala, le persone possono allontanarsi dal monitor mentre i contenuti scorrono inascoltati, il tracciamento di quanto effettivamente viene svolto non è attendibile.

L’e-learning “classico” offre per questo una commistione di generi da dosare con criterio, sulla base dell’obiettivo da raggiungere: non solo video, ma anche un mix tra attività sincrone e asincrone, gamification, scenari interattivi, elementi grafici di diverso tipo.

Tre limiti del video learning

1. L’attrezzatura

La creazione di video di qualità richiede strumenti di qualità, pena un esito non all’altezza delle aspettative.
Questo può costituire un ostacolo in termini di budget: si parla di piccole realtà con risorse limitate o poca esperienza in questo tipo di realizzazione.

2. La modifica

I video sono più difficili da modificare rispetto a contenuti testuali, grafici o interattivi, in quanto sono elementi statici. È possibile risolvere in parte inserendo delle annotazioni in stile Youtube, piuttosto che rifare il video, ma l’esito qualitativo finale lascerà a desiderare.

3. L’individualismo

Uno dei principali vantaggi del video learning, l’autonomia nell’apprendimento, può diventare anche un suo limite. L’apprendimento che avviene in gruppo (anche tramite forum o dal vivo, nel caso del blended learning) facilita la risoluzione dei problemi, il chiarimento dei dubbi e crea importanti competenze nell’ambito della collaborazione. Inoltre non avviene un contatto diretto tra il docente e chi svolge il corso (diversamente staremmo parlando di un webinar).

Esempi di utilizzo dei video nei corsi e-learning

Occorre perciò chiedersi:

Quando inserire i video all’interno di un percorso di formazione digitale?

Non basta rispondere “perchè sì/perché sono coinvolgenti/perché vanno di moda”. I video sono una delle tante opzioni tra un ventaglio di possibilità e vanno usati con criterio.

In questo articolo sono elencati alcuni esempi per l’uso dei video all’interno di corsi e-learning aziendali:

  • interviste a esperti del settore che sintetizzino i concetti chiave;
  • interventi dei dipendenti di un’azienda che ne elenchino i valori o riassumano le informazioni utili per i neo-assunti;
  • testimonial dell’utilità del corso che gli utenti si accingono a svolgere (un video è decisamente più efficace rispetto alle classiche asettiche citazioni);
  • un’introduzione che sfrutti i principi dello storytelling;
  • filmati o screencast di demo sull’utilizzo di un software;
  • tour guidati all’interno dell’ambiente di lavoro;
  • ecc.

Se avete esperienze nella creazione o fruizione di video a scopi formativi che non rientrano negli esempi elencati, raccontatemelo nei commenti 🙂

Formazione digitale: no ai corsi-mattone


Tutti nella vita si sono trovati almeno una volta a svolgere (o realizzare, se lo fate per lavoro) un corso- mattone.
I corsi-mattone non sono definiti tali per la loro complessa realizzazione tecnica o per l’ingente molte di lavoro, bensì a causa del fatto che sono composti da un unico, pesante pacchetto, o capitolo che dir si voglia.
Con audio.
Filmati.
Animazioni.
Interazioni.
E mediamente più di un centinaio di pagine.

Quando un committente mi contatta per un lavoro di questo tipo, cerco sempre di spiegare quali sono i vantaggi dello spezzare un unico corso in tanti capitoli più brevi e più leggeri, da collegare poi tra di loro a livello di piattaforma.

I formati brevi e leggeri sono preferibili nei corsi e-learning

Ecco una serie di buoni motivi per cui realizzare un corso mattone in ambito di formazione digitale non funziona e non conviene a nessuno:

  • Lato sviluppo, ogni minima integrazione o modifica necessita di un tempo molto lungo, sia per il caricamento che per il salvataggio. Questo allunga i tempi di rilascio;
  • Ogni errore si ripercuote su tutte le pagine. Unire più pezzi alla fine e isolare le singole slide per testare è la soluzione, ma significa investire tempo, energie e creare molti intoppi in più. Conviene realizzare da subito pezzi piccoli e autoconsistenti;
  • Lato mobile un corso simile è inutilizzabile, a causa della sua mole e della sua lentezza. Ed è assurdo non tenere conto della fruizione da dispositivi mobili nel 2019;
  • Dal punto di vista dell’apprendimento dell’utente è un suicidio cognitivo. Un conto è affrontare argomenti brevi e spezzati in capitoli logici. Un conto è trovarsi a fare un’ora e passa di corso tutto insieme. Psicologicamente demotivante;
  • Anche a livello di tracciamento dei dati sulla piattaforma non è una scelta vincente. Per la registrazione delle sessioni, entrare e uscire dai singoli capitoli di un corso restituisce un tracciamento più preciso e allontana il pericolo dei time out di sessione.

Il consiglio in fase di progettazione è quindi sempre quello di optare per formati brevi e leggeri.

Gli utenti ringrazieranno.

Piattaforma e-learning Moodle, consigli pratici e risorse


Moodle è la piattaforma e-learning open source più diffusa al mondo, uno dei migliori strumenti per tracciare e realizzare corsi e-learning, grazie alla sua immediatezza d’uso e alla sua versatilità. Il nome è l’acronimo di Modular Object-Oriented Dynamic Learning Environment, ossia ambiente per l’apprendimento modulare, dinamico, orientato ad oggetti.
Moodle è supportato da una comunità globale di sviluppatori e proprio questo costituisce il suo punto di forza, essendo disponibili un gran numero di personalizzazioni ed estensioni .

Come funziona Moodle

“Come posso mettere online i miei corsi e-learning senza spendere troppo?

Questa è una delle domande più frequenti che viene posta dai clienti quando iniziamo a parlare di portali elearning e LMS – Learning Management System.

Digitando “Moodle” sui motori di ricerca compaiono, tra i primi risultati, una marea di siti universitari da tutto il mondo: questo porta erroneamente a pensare che la piattaforma si presti bene solo per lavorare in ambienti scolastici e accademici.

In realtà la sua estrema flessibilità e l’enorme numero di estensioni messe a disposizione dalla community, la rendono la piattaforma ideale per qualsiasi tipo di organizzazione: l’importante è personalizzarla nel modo giusto e prestare la dovuta cura alla veste grafica.

Potete vedere degli interessanti case studies a questo link, e farvi un’idea dei vari contesti in cui Moodle viene utilizzato.

Hai bisogno di una consulenza sull’uso di Moodle o di installare e configurare la piattaforma? Contattami!

Moodle ha visto molte evoluzioni nel corso degli anni, e questo lo ha gradualmente reso un sistema sempre più efficace per la realizzazione e la pubblicazione di corsi di formazione, sia a distanza che e-learning.

Il docente può ricreare a tutti gli effetti un’aula virtuale, all’interno della quale ospitare diversi tipi di risorse a supporto delle attività svolte nelle aule fisiche:

  • pubblicare e organizzare materiali didattici;
  • tracciare le attività dei partecipanti;
  • gestire la comunicazione con e tra i partecipanti;
  • gestire diverse attività di valutazione.


La sua natura open source è la grande forza di Moodle


Gli sviluppatori di tutto il mondo possono accedere al codice e modificarlo in modo che sia più sicuro. Gli utenti invece esaminano il codice e forniscono all’interno della community suggerimenti preziosi per costanti aggiornamenti che migliorano l’esperienza di utilizzo.

Poiché Moodle è costituito da blocchi e plugin modulari, è possibile creare un’esperienza di apprendimento personale e adatta a tutti i tipi di utenti. Vediamo come.

I temi

La maggior parte dei portali Moodle che si vedono in giro non presentano particolari personalizzazioni grafiche, al di là di loghi e colori: lo scheletro del sito solitamente è quello dell’installazione di base.

In realtà, così come accade per i siti fatti in WordPress (che però, ricordo la differenza, è un CMS), anche per Moodle esistono temi personalizzabili, sia gratuiti che a pagamento. Basta sfogliare questi siti per farsi un’idea:

Il mio consiglio è di investire 30-50 euro per acquistare un template grafico che vi differenzi e che accolga i visitatori con una veste fresca e curata, in modo da emergere in un mare di piattaforme elearning tutte uguali.

Naturalmente un tema non va scelto unicamente in base al suo aspetto, ma anche tenendo in considerazione la sua usabilità e lo scopo specifico che vuoi soddisfare ospitando i tuoi corsi sulla piattaforma di formazione.

Il design viene erroneamente spesso trascurato nella progettazione dei percorsi formativi online, quando invece si tratta un elemento cruciale dell’esperienza utente. Condiziona il coinvolgimento con i contenuti e la navigazione all’interno del sito.

Consigli utili per la scelta di un buon template Moodle

  1. Assicurati che il tema sia compatibile con la versione di Moodle che hai installato
  2. Scegli un tema che ti piaccia senza che necessiti di grosse modifiche: cambiare il layout di solito significa cambiare il codice sorgente, complicando gli aggiornamenti successivi del tema
  3. Se vuoi comunque modificare qualche elemento, assicurati che il tema sia altamente personalizzabile
  4. Verifica che i menu personalizzati di Moodle siano supportati
  5. Verifica che il tema sia responsivo
  6. Assicurati che il tema includa il supporto multilingue
  7. Assicurati che il tema sia brandizzabile in modo che somigli il più possibile al sito della tua azienda
  8. Verifica il supporto del tema, in particolare la disponibilità degli sviluppatori a rispondere alle tue richieste. In questo i temi a pagamento offrono un indiscutibile vantaggio, nonostante la community di Moodle sia comunque un valido aiuto
  9. Verifica se il tema viene mantenuto aggiornato o se appare abbandonato a sé stesso da troppo tempo
  10. Assicurati che non sia pesante e non rallenti le prestazioni del sito

I plugin

Moodle è una piattaforma sviluppata in modo modulare: questo significa che per qualunque funzionalità vi verrà in mente, probabilmente troverete un plugin a cui qualcuno ha già pensato, pronto da installare.

L’indirizzo https://moodle.org/plugins/ raccoglie tutte le estensioni disponibili per la piattaforma.

Parliamo di poter scegliere tra più di 1500 plugin. Una valutazione preventiva si rende necessaria, non solo per aiutarti a orientarti nella decisione, ma anche per evitare sorprese dopo l’installazione.

Quali domande farsi prima di installare un plugin su Moodle

  • Viene aggiornato regolarmente? Un indizio utile è la presenza dei badge Early Bird
  • Ha una documentazione accurata?
  • Chi l’ha creato? Le grandi organizzazioni solitamente li aggiornano e supportano con regolarità, se invece si tratta di un singolo sviluppatore è bene controllare se ha un account su Moodle.org, da quanto tempo e con che frequenza pubblica
  • Funziona bene sulla versione mobile di Moodle?
  • Sono presenti commenti utili sul sito del plugin? Gli utenti spesso segnalano bug e difficoltà, è utile vedere come e se sono stati risolti
  • In quanti lo usano?

Qual è il miglior host per Moodle?

È possibile installare Moodle sul proprio spazio web, ma anche appoggiarsi a server dove è già presente.
Analizziamo i requisiti necessari per l’installazione e il funzionamento di Moodle:

  • Almeno 160 MB di spazio di archiviazione per i file dell’installazione; occorre valutare a parte quanto spazio sarà necessario per ospitare i corsi e i materiali didattici previsti;
  • Linux o Windows
  • Minimo 256 MB di RAM del server, ma Moodle consiglia almeno 1 GB per ogni 10-20 utenti collegati simultaneamente;
  • MySQL, PostgreSQL, MSSQL o Oracle (consigliato MySQL o PostgreSQL);
  • PHP;
  • Un backup remoto per archiviare copie del lavoro degli studenti;
  • Un server web;
  • Un browser aggiornato.

Caratteristiche tecniche

Verifica la versione di Moodle che stai per installare: in generale, tutte quante funzionano al meglio in un’infrastruttura Linux, Apache, MySQL e PHP standard riassunta con l’acronimo LAMP.

L’host scelto non solo dovrà offrire queste componenti, ma anche aggiornarle regolarmente per tenere il passo con le nuove versioni. Inoltre, dovrà permetterti di personalizzare le configurazioni PHP e MySQL, caratteristica che non tutti gli host offrono.

Capacità

La prima caratteristica da tenere in considerazione: quanti utenti accederanno al sito in contemporanea? Solitamente parliamo di numeri importanti, quindi occorre la scelta di un host di buon livello per poter sostenere questo carico.

Compressione e Pannello di controllo

Valuta se il pannello di controllo del tuo host è in grado di comprimere 20 Mb o più di file: questa caratteristica potrebbe rivelarsi fondamentale nel caso di futuri trasferimenti. Altro dettaglio a cui fare attenzione in caso di una migrazione è che la cartella denominata Moodledata non risieda all’interno di una cartella pubblica.
Se ti sembrano dettagli troppo tecnici, l’ideale è che la tua scelta ricada su un servizio che offra un hosting Moodle dedicato.

Database

Assicurati che l’host fornisca un database come MySQL o MariaDB e che supporti PHP. Quest’ultimo potrebbe dover essere configurabile attraverso il pannello di controllo.

Estensioni PHP

Sono necessarie per il corretto funzionamento della piattaforma: che il tuo host le abbia o meno non ha importanza, perché Moodle effettuerà un controllo in fase di installazione e provvederà a installare gli script necessari prima di procedere.
Se vuoi stare tranquillo, contatta comunque l’host per verificare quali script comprende.

Se non vuoi addentrarti in queste verifiche tecniche, la soluzione più facile è scegliere un hosting con un’installazione già integrata e guidata

Host consigliati

Soluzioni cloud-hosted


Contattami se hai bisogno di assistenza per la configurazione della tua installazione Moodle.

Learner personas, il target della formazione online


La vita di chi sviluppa corsi e-learning e lavora nel campo della formazione online – specie se freelance – è piuttosto varia.

Ho a che fare con i più svariati argomenti, dalla medicina alle assicurazioni, dai corsi di lingua alla sicurezza sul lavoro, e intervengo in fasi diverse all’interno di un progetto di formazione.
Succede così che sia chiamata a seguire un corso dal principio, imbastendone le fondamenta, ma anche di essere contattata per tamponare delle emergenze e magari svilupparne solo la lezione finale, all’interno di un processo già avviato.

Qualunque sia la situazione, una cosa va SEMPRE fatta prima di iniziare lo sviluppo di un corso e-learning: delineare il profilo delle persone che lo svolgeranno.

In inglese, lingua più sintetica della nostra, vengono definite learner personas.

L’importanza della profilazione nell’e-learning

Così come nei social media, nella stesura di un articolo, nella creazione di una sponsorizzata, anche nell’e-learning è fondamentale sapere a chi ci stiamo rivolgendo.
Mesi fa sono stata contattata per la creazione di due moduli all’interno di un corso già avviato e per seguire personalmente il cliente, piuttosto contrariato, riguardo alle sue richieste di modifiche su quanto già consegnato.

Il corso parlava di sicurezza sul lavoro in un contesto medico-sanitario, suddiviso in diversi moduli: norme igieniche, rischio chimico, patologie da sovraccarico per gli arti superiori, ecc.

Approfondendo la questione, è emerso un problema di comunicazione tra cliente e sviluppatori precedenti, dovuto proprio al fraintendimento del target del corso: il linguaggio utilizzato risultava spesso troppo tecnico, così come alcuni video esplicativi di alcune patologie. Contenuti inadatti, in quanto i destinatari erano persone per lo più straniere e con una preparazione inadeguata alla comprensione di contenuti specialistici.

Capito questo e altri dettagli, è stato facile fare gli aggiustamenti e modificare media e linguaggio utilizzati, in modo più conforme alle aspettative del cliente.
Ovviamente fare un’analisi iniziale delle learner personas avrebbe fatto risparmiare tempo, malumori e avrebbe consentito la creazione di un corso modellato su misura dei partecipanti.

L’analisi dei partecipanti

Chi si appresta a svolgere un corso e-learning (qualunque corso nell’ambito della formazione per adulti, ma in particolare online) si pone solitamente la domanda:

Perché dovrei investire del tempo in questo corso, con tutto il lavoro che ho da fare?

Sicuramente ve lo siete chiesti almeno una volta nella vita anche voi.

Quello che dobbiamo domandarci noi, come sviluppatori, è:
Quali sono i fattori che aumentano il coinvolgimento (engagement) dei partecipanti?

Tratteggiare le personas serve proprio a forgiare il corso intorno a esse, delineando delle rappresentazioni immaginarie dei partecipanti. Immaginarie per modo di dire, perché questo processo si basa su dati e statistiche ricavati tramite:

  • un questionario preliminare;
  • domande da sottoporre alla fine corso, per capire quali sono i punti di debolezza e di forza e poterlo migliorare, oppure per avere una traccia affidabile su cui costruire i successivi.

La situazione ideale è quella di potersi interfacciare direttamente con i partecipanti, ma può essere utile anche interrogare supervisori, stakeholder e SME (esperti della materia, che collaborano nella stesura dei contenuti).

Costruire le learner personas, in definitiva, aiuta a scegliere su basi solide i contenuti del corso e il suo aspetto grafico.

Le domande

Il questionario preliminare da sottoporre ai partecipanti, o al cliente che gestisce il progetto di formazione, dovrebbe toccare questi argomenti:

Età
Utile per scegliere la strategia visuale e il tone of voice da utilizzare: per esempio, un tono formale o informale, oppure una grafica a cartone animato o una più professionale e fotografica.

Genere ed etnia
Se i partecipanti appartengono prevalentemente a un sesso o a un’etnia, potrebbe rivelarsi più opportuno utilizzare determinati personaggi guida e fare attenzione alla scelta delle parole per non offenderne la sensibilità.

Educazione
Occorre conoscere il livello di preparazione dei partecipanti per decidere il tipo di comunicazione, in modo da evitare un corso troppo semplice o, al contrario, troppo complesso. L’esempio che ho fatto prima sul corso della sicurezza è emblematico.

Preparazione in materia
Quanta conoscenza hanno i partecipanti dell’argomento trattato? Occorre partire dalle basi per non confonderli, o è più utile impostare un livello approfondito, per evitare di annoiarli?

Background culturale
Ogni paese ha usanze e codici differenti. Conoscerli è essenziale per fare un uso corretto di immagini e simboli. Ad esempio, mentre nella cultura occidentale il colore bianco è simbolo di pace (anche interiore), nei paesi orientali è il colore del lutto. Occorre perciò sapere in che modo lo interpreteranno i partecipanti.

Competenze da acquisire
Capire quali contenuti scegliere, per raggiungere gli obiettivi prefissati e il modo migliore in cui presentarli. Ad esempio, in un corso che tratta il tema dell’assistenza ai clienti, utilizzare degli scenari potrebbe rivelarsi una scelta più efficace rispetto alla classica struttura lineare.

Livello di familiarità con l’e-learning
Quanta confidenza hanno i partecipanti con la formazione digitale? Sulla base della risposta, deciderete se è il caso di inserire o meno una guida all’uso e alla navigazione del corso, se utilizzare interazioni semplici o complesse, ecc.

Dove e quando svolgeranno il corso
Il luogo e le tempistiche di svolgimento della formazione potrebbero condizionare la scelta di usare o meno l’audio, contenuti più o meno lunghi, un layout prevalentemente pensato per il mobile o per il desktop, ecc.

Learner personas e partecipanti reali a confronto

L’errore più facile in cui incorrere, quando si teorizzano le learner personas, è quello di farsi portare fuori strada a causa di condizionamenti dovuti alle proprie proiezioni mentali o agli stereotipi.

Per scongiurare questa eventualità è bene interagire direttamente con qualcuno dei partecipanti reali, in modo da confrontare la persona in carne e ossa con quella ipotizzata.

Anche il sondaggio di fine corso è utile per trovare conferme o apportare cambi di rotta rispetto a quanto teorizzato inizialmente: si tratta di dati reali e quindi estremamente preziosi per costruire dei case study e raggiungere una conoscenza sempre maggiore dei diversi settori in cui ci troviamo a lavorare.

Consigli per integrare il questionario nello sviluppo e-learning

In conclusione, il questionario deve essere inserito come elemento fondamentale nello sviluppo della formazione online.

Per quello che mi riguarda, solitamente seguo questi passaggi:

  • ho creato un documento con tutte le domande da sottoporre ai futuri partecipanti o al responsabile della formazione dell’azienda, un PDF modificabile personalizzato con il mio logo e i miei colori;
  • preparo l’offerta per il cliente, specificando che la compilazione di questo documento è parte integrante del lavoro di sviluppo;
  • dopo l’accettazione dell’offerta, invio il documento con le domande alla persona concordata. Ovviamente occorre elasticità: non è obbligatorio ricevere una risposta a tutto, mi limito a sottolineare che più dati avrò a disposizione, più efficace sarà il corso rilasciato;
  • dati alla mano, creo una piccola demo per il cliente, in modo che possa valutare grafica e contenuti e concordare con me eventuali modifiche. Va da sé che questa fase è estremamente importante per partire con il piede giusto ed evitare grossi interventi in corso d’opera, che ritarderebbero la consegna;
  • solo dopo questi passaggi inizio lo sviluppo vero e proprio;
  • se il progetto di formazione è stato seguito da me fin dall’inizio, creo anche un sondaggio finale da sottoporre ai partecipanti, in modo da raccogliere informazioni preziose su quanto hanno trovato utile del mio corso e quali sono invece gli aspetti da migliorare.

Scritto così, ovviamente, sembra tutto molto lineare e facile.

Nella realtà, spesso ci troviamo a lavorare di fretta o a intervenire solo in una minima parte del corso da rilasciare: in questi casi vale comunque la pena provare a raccogliere tutte le informazioni descritte, cercando di far capire al cliente il valore aggiunto di un lavoro svolto in questo modo.

Se questi dati sono stati già raccolti da altri, possiamo chiedere che vengano condivisi per agevolare il nostro sviluppo e renderlo il più coerente possibile con quanto creato dai nostri colleghi: è utile anche vedere una parte di quanto già creato per poterci allineare e non sviluppare un elemento “stonato” rispetto al resto.

Sta, in definitiva, al nostro buonsenso cercare di coordinare tutto nel migliore dei modi e porci come professionisti di fronte al cliente.