Che cos’è il blended learning


Quasi tutti gli articoli sul blended learning iniziano rimarcando le sue differenze rispetto al traditional learning, ossia rispetto alla formazione tradizionale.
In realtà credo che sia più utile ribaltare la prospettiva e sottolineare come questo modello di formazione costituisca un potenziamento sia rispetto alle attività svolte solo in aula, sia rispetto all’e-learning puro: un ibrido tra la classica lezione frontale e le possibilità offerte dai nuovi strumenti tecnologici.

Nel nostro paese l’apprendimento online incontra ancora parecchie resistenze sia tra i docenti che tra il pubblico in generale.
L’errore diffuso è quello di far passare il concetto che la formazione digitale possa soppiantare del tutto la formazione in presenza.
Occorre invece sottolineare l’efficacia del blended learning: nella giusta miscela, l’apprendimento online e quello tradizionale lavorano in sinergia per raggiungere risultati decisamente superiori rispetto a quelli ottenuti attraverso l’utilizzo esclusivo di uno dei due metodi.

Uno studio del 2018 condotto da Towards Maturity, “Beyond Blending: Improving the Impact of Formal Learning through Technology“, sottolinea come le organizzazioni di maggior successo utilizzino proprio un approccio di apprendimento misto.

Mettere in pratica il blended learning non prevede solo l’aggiunta di computer ad aule e uffici o la possibilità di svolgere i corsi da casa; comporta un’evoluzione radicale del modo in cui docenti e partecipanti affrontano l’esperienza formativa.

Il significato di blended learning, un mix di formazione

La definizione di Norm Friesen è quella solitamente più utilizzata quando si parla di formazione blended: un approccio che abbraccia tutta la gamma di possibilità offerta dalla combinazione di Internet e dei media digitali e dalle lezioni in aula, con la co-presenza fisica di insegnanti e studenti.

Tuttavia, esiste una descrizione ancora più calzante: il blended learning è costituito dalla combinazione tra la formazione individuale e la formazione svolta con il docente, con l’ausilio degli strumenti tecnologici. Il dettaglio importante, in effetti, è che la seconda non avviene più solamente in un’aula fisica, ma può avere luogo anche virtualmente tramite l’utilizzo di un webinar.

La percentuale con cui varia questo mix non è costante, né esiste una regola valida per tutti: ogni contesto prevede un attento dosaggio di tutte le componenti per raggiungere gli obiettivi formativi.
Un esempio di programma di blended learning, che combini diversi strumenti, prevede l’utilizzo di:

  • e-learning;
  • attività in aula con il docente o l’esperto della materia;
  • l’uso di scenari, sia online che offline;
  • discussioni sui forum online.

La classica aula non viene soppiantata, ma si evolve. Il tempo trascorso in essa diventa decisamente più breve e di maggiore qualità: un momento specifico all’interno del percorso formativo in cui vengono approfondite le tematiche più complesse e condivise le diverse esperienze.

I 4 modelli di blended learning

Il Clayton Christensen Institute afferma che la maggior parte dell’apprendimento misto rimanda a uno di questi quattro modelli:

Rotation
I partecipanti ruotano tra diverse modalità di apprendimento per svolgere il corso, di cui almeno una è la formazione online. La rotazione avviene sulla base di un programma prefissato o a discrezione del docente. Si divide in 4 ulteriori sottomodelli, tra cui la Flipped Classroom.

Flex
Il corso si svolge in larga parte online e in misura minore tramite attività in presenza, in base a programmi molto flessibili (attività di gruppo, tutoraggi individuali, insegnamento a piccoli gruppi, ecc.)

A La Carte
Il corso viene svolto totalmente online con un docente virtuale. Non si parla comunque di formazione digitale a tempo pieno (altrimenti non sarebbe blended…) perché il percorso di apprendimento completo prevede una parte di corsi online e una parte di corsi svolti in presenza con il docente.

Enriched Virtual
I partecipanti effettuano sessioni formative individuali con il docente, per poi completare il resto del corso online autonomamente.

L’elemento chiave nella formazione blended

Cambiano i tempi, evolvono le tecnologie, ma un fattore rimane invariato: senza un buon insegnante, un corso vale poco.

La percezione erronea, di fronte alle potenzialità di internet e dei nuovi media, è che questi siano oramai un universo a sé stante e autonomo rispetto a tutte le altre componenti. In realtà molti studi dimostrano che una formazione di tipo misto è più efficace rispetto a una formazione interamente virtuale. E l’elemento cruciale della formazione blended è lo stesso che è stato nelle aule per secoli: l’insegnante.

Senza insegnanti o tutor validi, anche l’infrastruttura tecnologicamente più avanzata risulta inefficace nel raggiungere gli obiettivi prefissati.

Per comprendere appieno questo concetto, vi rimando a uno studio svolto da John Hattie che potete leggere a questo link, dove viene confrontato l’impatto della tecnologia e dei docenti nell’ambito della formazione.

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Hattie ha sintetizzato i risultati di vari studi, confrontando quali fattori influenzano l’apprendimento: andando a cercare le componenti hardware e software, vediamo che il loro impatto sul rendimento tende a essere moderato, in un range che va da 0,1 a 0,6.
E questo ci porta al concetto fondamentale: il massimo potenziale dell’apprendimento online non si raggiunge con la semplice presenza degli strumenti tecnologici, ma grazie a quello che il docente riesce a fare utilizzandoli con metodo.

Naturalmente concentrarsi solo sulla tecnologia risulta più semplice e di sicuro impatto. È molto più difficile assumere e investire tempo nella formazione di docenti validi piuttosto che acquistare dispositivi di ultimo grido o licenze software: il pubblico è attratto più facilmente dalle (effettive) potenzialità tecnologiche, quindi possono spesso sembrare fattori distinti e separati.

Si tratta invece di una falsa dicotomia, in quanto qualità dell’insegnamento e formazione digitale sono elementi complementari.

Così come avviene per l’aula, anche il ruolo del formatore si evolve: non si limita più a illustrare i concetti del corso, ma ne diventa il regista.

  • Struttura il percorso di apprendimento sulla base degli obiettivi e dei soggetti coinvolti (gli attori);
  • Deve acquisire nuove competenze digitali per gestire al meglio gli strumenti tecnologici;
  • Utilizza tali strumenti per progettare il corso e creare occasioni di collaborazione con i partecipanti.

La centralità dello studente nei corsi blended

Se il docente è un fattore cruciale nel successo della formazione mista, il learner assume il ruolo centrale di protagonista.

La flessibilità che il blended learning offre a coloro a cui si rivolge, aumenta notevolmente le probabilità che le persone si impegnino maggiormente nello svolgimento dei corsi, favorendo lo sviluppo di abilità di autodisciplina e di gestione del tempo.
Qualità che tornano utili anche in qualsiasi contesto lavorativo.
Inoltre, non tutte le persone apprendono allo stesso ritmo e con le stesse modalità: se questo nella formazione tradizionale costituisce un limite che condiziona in negativo il raggiungimento degli obiettivi, nel blended learning invece non rappresenta più un ostacolo.
I corsi online forniscono ai docenti informazioni utili su come le persone studiano e imparano, e questi dati possono essere utilizzati per creare corsi che soddisfino le esigenze e le modalità di apprendimento di tutti.

I docenti possono così potenziare i metodi tradizionali grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie, trovando strade innovative e decisamente più efficaci.

I 4 fattori coinvolti nella formazione

Nell’articolo “The 7 Most Important Benefits of Blended Learning” vengono descritti 4 elementi che aiutano a identificare i diversi metodi di formazione:

  • Il fatto che sia sincrona o asincrona. Nella formazione sincrona tutti i partecipanti sono presenti in un determinato momento, in quella asincrona le tempistiche sono slegate e le attività si svolgono in momenti differenti per ognuno;
  • chi guida, i partecipanti o i docenti. La formazione mediata da un docente è efficace nel caso di argomenti complessi, in cui può fornire spiegazioni più approfondite e risposte immediate alle domande che vengono poste. La formazione individuale e auto-gestita, invece, offre ai partecipanti il controllo sul ritmo di avanzamento e sulle modalità di apprendimento;
  • il tipo di partecipazione, individuale o di gruppo;
  • la tecnologia, più o meno presente. Oramai è quasi impossibile che la componente tecnologica sia del tutto assente, per cui si tratta solo di definire il peso che ha nel processo di apprendimento.

Fonte: https://www.knowledgewave.com/blog/benefits-of-blended-learning

Per capirci, la formazione tradizionale in aula si colloca all’estrema destra di ogni spettro, mentre la formazione digitale all’estrema sinistra. Altri sistemi, come i webinar, si trovano a metà strada.
Il valore aggiunto del blended learning qui appare “visivamente” più chiaro: permette di combinare e abbinare questi diversi fattori sulla base di esigenze specifiche.

I vantaggi del blended learning…

Abbatte i costi.
Questo è un vantaggio mutuato dall’e-learning: le aziende riducono i costi generati dallo spostamento e dalle assenze dal lavoro.
Secondo uno studio della University of Tennessee, è possibile ridurre tempi e costi fino al 50%.

È efficace
Permette ai partecipanti sia di interagire con il docente per porre domande e ricevere spiegazioni approfondite, sia di svolgere le lezioni in modo autonomo. Entra in gioco anche l’apprendimento collaborativo, generato dal confronto con altri partecipanti al corso (offline e online).

Rende l’istruzione più accessibile
I materiali didattici non sono più disponibili solo durante le ore di lezione, ma è possibile accedere in qualunque momento anche da casa. L’interesse verso gli argomenti studiati e i risultati conseguiti aumentano di pari passo.

È un insegnamento “su misura”
Ognuno segue i suoi tempi di apprendimento, trovando così il giusto equilibrio anche in gruppi molto eterogenei. Ne consegue una diminuzione dello stress e l’aumento della soddisfazione generale.

Aumenta l’interazione tra docenti e partecipanti
Gli strumenti disponibili nel blended learning permettono ai docenti di capire meglio le necessità dei partecipanti, ed entrambe le parti riescono a comunicare tra loro in modo più immediato ed efficace.

È divertente
Chi ha detto che la formazione dev’essere noiosa? Tecniche come la gamification rivoluzionano il vecchio approccio allo studio e dimostrano il contrario. Se imparare è divertente, le persone sono maggiormente motivate a farlo e ad andare oltre i corsi obbligatori previsti per legge.

… e gli svantaggi

Paradossalmente, le difficoltà maggiori si incontrano a causa della tecnologia. Il blended learning fa largo affidamento su di essa, quindi diventa cruciale che gli strumenti digitali siano facili da usare per tutti, affidabili e sempre aggiornati.

Costi di manutenzione
A volte la tecnologia costa. Parlo perlopiù di infrastrutture e di dispositivi, soprattutto nel caso delle grandi aziende che devono gestire vari dipartimenti e molti dipendenti. In realtà, confrontando questi costi con tutti i benefici a lungo termine, parlare di svantaggio diventa discutibile.

Dipendenza dalla tecnologia
In caso di strumenti obsoleti, connessioni internet di scarsa qualità e problemi tecnici di varia natura, l’esperienza formativa viene seriamente compromessa e diventa tutt’altro che piacevole. Occorre anche considerare il livello di confidenza che docenti e partecipanti hanno con gli strumenti tecnologici: chi non è esperto rischia di affrontare barriere notevoli in termini di accesso e interazioni.
Ecco perché è fondamentale la presenza di un valido supporto tecnico e uno studio preliminare del target di riferimento.

Formazione dei docenti
I docenti devono essere tecnologicamente preparati e investire del tempo nel gestire tutte le attività che devono essere implementate all’interno di un percorso di tipo misto.

Rischio di spreco di risorse
Cosa succede se i partecipanti non sanno sfruttare adeguatamente gli strumenti tecnologici messi a disposizione e se questi ultimi risultano inadeguati ai fini del percorso formativo? L’unico risultato sarà il mancato conseguimento degli obiettivi e la vanificazione dell’investimento economico e tecnico.

Prospettive future

Sarà sempre più importante ripensare i tradizionali metodi di insegnamento ed evolvere verso nuovi approcci, mirati a un coinvolgimento maggiore dei suoi partecipanti.
Un modello non dovrà soppiantare l’altro, ma potranno trovare nuovi modi di coesistere e potenziarsi tra loro, grazie alla mediazione fondamentale dei docenti.

Ci saranno sfide da vincere e cambi di mentalità da promuovere: il blended learning non si prefigge il primato della tecnologia, ma la vuole valorizzare come uno strumento fondamentale per stimolare l’apprendimento e per creare nuove opportunità offline.

La formazione cambierà, anzi ha già cambiato, natura. In questo quadro di innovazione, l’interazione umana dovrà puntare a una qualità sempre maggiore, per creare un’esperienza di apprendimento completa, efficace e stimolante.

E-learning design, anche l’occhio vuole la sua parte


Il termine “e-learning design”, nell’ambito della formazione digitale, si riferisce a una serie di attività sinergiche: la struttura dei contenuti, l’interattività, l’integrazione della parte audio, lo studio degli scenari e la cura della parte grafica.

Inutile negarlo: l’estetica di un corso, in mancanza dell’interazione diretta con un docente, costituisce il suo biglietto da visita fondamentale, la prima cosa che colpisce chi lo svolge e un fattore in grado di condizionare enormemente il livello di coinvolgimento.

Il 90% delle informazioni trasmesse al cervello sono visive e il tuo cervello elabora le immagini 60.000 volte più velocemente delle parole.

L’importanza della grafica nel progettare corsi

Esistono due scuole di pensiero contrapposte, per quello che ho sperimentato in questi anni.
Chi si concentra solo sui contenuti e applica i principi dell’apprendimento con rara dimestichezza, ma trascura l’aspetto grafico in quanto superfluo.
Chi invece ritiene che un’estetica accattivante sia la condizione irrinunciabile per catturare l’interesse delle persone, e concentra su essa gran parte dello sforzo a discapito dello studio dei contenuti.

Strano, no?
Vi assicuro che questi due approcci sono spesso in contrapposizione, nonostante la sintesi tra le due scuole sia il compromesso ideale e quello più sensato.

Un corso visivamente divertente, ma studiato male, ovviamente non raggiungerà gli obiettivi formativi. Un corso esteticamente brutto o misero, seppur geniale, sarà poco coinvolgente e non coglierà comunque nel segno: il pensiero corre subito alle quintalate di corsi erogati per la formazione obbligatoria dei vari settori professionali.
Schermate così spoglie e noiose da far passare la voglia ancora prima di iniziare.

Questa considerazione è quella che mi ha spinta a iniziare a studiare Adobe Illustrator e a perfezionare l’uso di Photoshop, oltre che a cercare un bravo grafico da inserire nella rosa dei miei collaboratori.

Che uno sviluppatore e-learning mastichi conoscenze di grafica diventa ancora più fondamentale se considerate che ci sono clienti che non vogliono, o possono, investire parte del budget per pagare un professionista dedicato, o nemmeno uno stock di immagini a pagamento.

Principi di base di design

Quest’infografica riassume alcuni principi fondamentali di design da tenere a mente per un corso e-learning.

Avete notato? La parola d’ordine è “less is more”.

  • niente paura degli spazi bianchi, meglio usare pochi elementi e metterli in risalto
  • non usate più di due font, solitamente per distinguere i titoli dal testo normale
  • niente pagine “chiassose” dal punto di vista cromatico, tre colori sono sufficienti e possiamo giocare con le sfumature
  • immagini di alta qualità, coerenti con il contenuto e soprattutto coerenti tra loro. Stabilite fin dall’inizio se usare illustrazioni o fotografie e non mescolate gli stili. (L’unica eccezione accettabile ritengo sia uno sfondo fotografico per personaggi o elementi illustrati: se ben abbinato lo trovo un contrasto gradevole)
  • per i testi sfruttate gli elenchi puntati – tipo questo – aiutano ad alleggerire i contenuti e a fissare meglio i concetti
  • posizionate gli elementi della pagina in modo ordinato e secondo schemi ricorrenti lungo tutto il corso.

Gli elementi visuali

I contenuti del corso devono mantenere viva l’attenzione e non annoiare. Per questo è importante sfruttare una grande varietà di elementi, orchestrandoli con equilibrio nelle varie pagine.

  • Le animazioni non possono mancare: sincronizzano il testo all’audio evitando l’effetto soporifero della pagina statica e accompagnano i concetti più importanti a video sotto gli occhi degli utenti
  • Scegliete immagini e illustrazioni BELLE (sembra scontato, ma non lo è… vi siete guardati in giro?) e attinenti con il contenuto che descrivono
  • I video vanno utilizzati con parsimonia, a causa della pesantezza, ma sono sempre apprezzati a patto che non siano troppo lunghi
  • Le infografiche sono utilissime per rappresentare visivamente dei dati che, altrimenti, risulterebbero estremamente noiosi e poco incisivi
  • Lo stesso vale per i vari tipi di diagrammi, meglio ancora se animati o interattivi
  • Utilizzate uno o più personaggi che guidino gli utenti lungo il corso: è un’altra scelta vincente, che apre interessanti possibilità di personalizzazione. Possono inoltre rappresentare un punto di riferimento alternativo all’insegnante in carne e ossa. Non dimentichiamo che siamo animali sociali… chi più, chi meno 🙂

Il Mobile Learning

La progettazione di un corso oramai non può ignorare i dispositivi mobili e la grafica si deve adattare di conseguenza.
Web e cellulare sono oramai strettamente vincolati, tanto che la maggior parte di noi usa più il proprio smartphone rispetto a portatili e pc fissi per navigare in rete.
L’e-learning non può fare eccezione e deve darci la possibilità di svolgere i percorsi formativi in qualunque momento garantendo un’esperienza ottimale.

Strumenti come Articulate ci permettono di impacchettare i corsi in modo responsivo al momento della pubblicazione, ma l’errore frequente è quello di non strutturare adeguatamente gli elementi visivi e di navigazione in previsione di utilizzarli anche da schermi molto piccoli e touchscreen.

  • Se usate un template personalizzato, ricordatevi di creare bottoni di navigazione e menu comodi per l’utilizzo da smartphone.
  • Limitate effetti e animazioni eccessivi
  • I contenuti dovranno essere ingabbiati in modo da essere fruibili sia in orizzontale che verticale, lasciando meno spazio alla creatività: per questo è meglio affidare la parte “emozionale” a immagini e video a tutto schermo

Tenete a mente a chi è rivolto il corso e-learning

In questa rapida panoramica spero di avervi offerto spunti e linee guida utili per impostare correttamente il lavoro, o per capire se avete davanti un corso ben realizzato.
Naturalmente le idee e gli elementi che potete sfruttare sono moltissimi. Il miglior consiglio per trarre buone ispirazioni e imparare, è quello di studiare i lavori realizzati da altri esperti del settore o curiosare tra gli archivi di siti come E-learning Heroes di Articulate.

Ricordatevi di mettervi sempre nei panni di chi farà il corso: avere chiaro il target finale e il suo obiettivo di apprendimento è la base di partenza fondamentale per strutturare contenuti efficaci, sia testuali che visivi.

E-learning in Italia, a che punto siamo?


Mercoledì 21 marzo ho avuto modo di partecipare al Masterclass organizzato da MosaicoElearning a Milano.
Un’occasione di formazione, ma anche uno spunto di riflessione sulla situazione attuale dell’e-learning nel nostro paese.
Per la prima volta dopo 8 anni di lavoro in questo ambito ho potuto partecipare a un evento dedicato: perchè in passato non sono mai riuscita a confrontami in un evento ufficiale con i colleghi del mio settore? Pigrizia? Disinformazione?
Tutt’altro.

Perchè l’e-learning nel nostro paese arranca?

Fino a pochi anni fa una giornata di questo tipo non era immaginabile. Oggi pian piano qualcosa sembra cambiare: una sempre maggiore consapevolezza delle opportunità di questo settore, l’aumento delle occasioni reali e dei luoghi virtuali di aggregazione.

(A tal proposito segnalo il recente gruppo Facebook “eLearningVincente Community“, il fondatore ho avuto il piacere di incontrarlo proprio in occasione dell’evento milanese).

Il fatto è che mentre nel resto del mondo l’e-learning riscontra da tempo un trend di decisa crescita, in Italia (senza alcuno stupore) siamo rimasti parecchi passi indietro.

Dopo un iniziale boom vissuto tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2000, sono seguiti lunghi anni di stagnazione, quando non di declino.
Solo in tempi recenti c’è stata una ripresa significativa e il settore sembra rivivere una nuova stagione promettente.

Quali sono i maggiori ostacoli incontrati in Italia?
Tra le cause di questa situazione c’è sicuramente la scarsa cultura digitale che permea la nostra società a ogni livello, da quello aziendale a quello “popolare”, affiancata a pari merito ad una visione oramai superata della formazione. Questa è vista solo come una tappa obbligata in molte realtà aziendali, che pensano solo a raggiungere i requisiti richiesti di volta in volta con la minima spesa, senza curarsi troppo dell’esperienza dell’utente.

Pensateci: non è un caso che nella nostra lingua non esista un corrispettivo soddisfacente del termine inglese learner, spesso tradotto con un triste “discente” o con “studente”: nessuno dei due termini riesce ad abbracciare l’interezza del ruolo che vorrebbe definire.
(Ho scritto un post su Pulse a riguardo, tempo fa).
Solo questo la dice lunga sul quadro generale.

I principali limiti nei corsi e-learning

Da un punto di vista pratico, chi si sia mai trovato a creare un corso su commissione, si è sicuramente scontrato con uno o più di questi problemi:

  • budget scarni;
  • necessità di soddisfare un monte ore obbligatorio, a discapito della qualità dei contenuti. In questo contesto, i corsi sulla sicurezza sul lavoro sono quelli che risentono maggiormente di tale limite, pur trattandosi di un argomento molto richiesto;
  • scarsa interattività presente nei meccanismi del corso, che si traduce in noia;
  • contenuti spesso illeggibili su mobile, sia per formato che per organizzazione;
  • dinamiche obbligate di navigazione: un avanzamento lineare che lascia poco spazio all’iniziativa di chi svolge il corso, imbrigliandolo in percorsi rigidi e uguali per tutti.

 

L’evoluzione della formazione in Italia

È chiaro da tempo che occorra un’evoluzione in ambito formativo, abbracciando finalmente a ogni livello il concetto di Life Long Learning e comprendendo l’importanza della partecipazione attiva delle persone nel processo di apprendimento.

Le nuove parole d’ordine devono essere web learning , sistemi aperti , collaborazione , interazione .

L’obiettivo di eventi come quello di Mosaico, di siti come questo, delle community dedicate e di ogni singolo professionista di questo settore, dev’essere quello di diffondere una nuova cultura e-learning in Italia, che superi la noia e la ripetitività della formazione obbligatoria e l’attuale predominio dell’efficienza a discapito dell’efficacia, ossia di un apprendimento partecipato che non si prefigga il semplice raggiungimento dei parametri richiesti dalle diverse normative.

I mezzi ora ci sono, è arrivato il momento di concentrarci sui contenuti.