Adobe Captivate: i bottoni e la loro gestione


Se lavorando con Adobe Captivate vi siete imbattuti in comportamenti anomali e inspiegabili dei bottoni, questo è il post che fa per voi.
O almeno, è il post che avrei voluto trovare un mese fa, quando mi sono picchiata con una serie di comportamenti poco intuitivi legati allo sviluppo di corsi con questo software.
Non a caso il posto più alto del podio in quanto a usabilità, al momento, spetta ad Articulate Storyline 360.

Lo stato dei bottoni in Captivate

Qualunque sia stata la difficoltà riscontrata, ci sono ottime probabilità che dipenda dal modo in cui avete gestito lo stato dei bottoni.
Lo “stato” di un oggetto corrisponde all’aspetto che esso assume al verificarsi di una determinata azione. Ad esempio, un bottone che, dopo il click, cambia il suo colore, avrà uno stato “Normal” in cui è blu e uno stato “Visited” in cui è verde.
Questo comportamento è comune a molti Authoring Tool del mondo e-learning, chi ha già utilizzato Storyline lo conosce bene.
Ogni software ha un pacchetto di stati nativi (come Normal, RollOver, Visited) molto comodi, perché associano automaticamente allo stato l’azione eseguita
senza che voi dobbiate intervenire. Per esempio, l’aspetto che un bottone assume mentre il mouse ci passa sopra, allo stato RollOver.
In Adobe Captivate, al momento della creazione di un bottone (o della trasformazione di una SmartShape in bottone), compaiono in automatico 3 diversi stati nativi associati a esso:

  • Normal
  • Rollover
  • Down
I tre stati creati automaticamente nei bottoni di Adobe Captivate 2019

Ecco, non rimuovete questi stati, nemmeno se prevedete di non farne uso.
Nel mio caso, ho avuto a che fare con un corso preesistente, su cui ho rimesso mano, dove lo stato “Down” (l’aspetto che il bottone assume durante il click) di Next era sparito.
Questo ha causato un bug per cui, a ogni click, il bottone diventava sempre più piccolo fino a risultare illeggibile. Considerando che sto parlando di un tasto creato ad hoc per l’avanzamento, non un problema da poco.
A pagina 10 era già inutilizzabile.

Stessa cosa capitava in alcuni bottoni con hint, ossia con un suggerimento che compare al passaggio del mouse su di essi. Dopo la prima apertura del corso, chiudendolo e avviandolo nuovamente, gli hint risultavano automaticamente presenti e “freezati” su tutti i bottoni, senza il passaggio del mouse. E rendendo gli stessi incliccabili.

Dopo qualche ore passata a cercare di capire il motivo dei comportamenti assurdi, ho ricreato casualmente da zero uno dei bottoni incriminati. Mi sono così resa conto che c’era uno stato di default in più rispetto a prima e, ripristinandolo, ho risolto tutte le anomalie riscontrate.

L’uso delle SmartShape per i bottoni di navigazione

I bottoni “incriminati”, come dicevo, erano bottoni di navigazione personalizzati presenti in tutte le pagine del progetto: Play, Pausa, Avanti, Indietro, Audio on/off.

In Adobe Captivate 2019, per bottoni di questo tipo è preferibile utilizzare le SmartShape e, se il corso ha un layout particolare, impostare come riempimento una specifica immagine.

Perché questo rigiro, invece di utilizzare direttamente un’image button?

Perché text button, transparent button e Image button non possono essere utilizzati all’interno delle master slide e non è possibile impostare la loro durata come “Rest of the project”.

Il che significa che dovrebbero essere inseriti in ogni pagina del corso. E che andrebbero modificati/sostituiti tutti in caso di modifiche al loro aspetto o alle loro funzionalità.

Usare una SmartShape permette invece di inserirla all’interno della master slide o di impostarne la durata per tutto il progetto, creando un solo elemento per ogni tipo di bottone.

Adobe Captivate 2019: SmartShape, opzione "use as button"
La casella “Use as button” per le SmartShape
L'opzione Image fill per le SmartShape in Adobe Captivate 2019

Per impostare un’immagine come sfondo della SmartShape, andate nella sezione Fill, cliccate sul menu a tendina Solid e selezionate “Image Fill”.

Questo semplice accorgimento vi semplificherà notevolmente la gestione dei bottoni di navigazione (o di qualunque bottone reiterato lungo tutto il progetto), con notevole risparmio di tempo e salute mentale.

Il video learning, Udemy e tendenze future dell’e-learning


I contenuti video hanno sempre più spazio non solo nel web (entro il 2021 si prevede che i video costituiranno l’80% dei contenuti), ma anche nell’e-learning. Il trend è destinato a crescere. Sapete perché?

Ecco i 3 motivi tecnici principali:

  • l’aumento dei dispositivi mobili
  • i progressi della tecnologia video e gli schermi ad alta risoluzione
  • le connessioni sempre più potenti – il 5g è un futuro imminente.

Senza contare un ulteriore fattore fondamentale: l’alto livello di coinvolgimento garantito dall’esperienza video.

Questo è il motivo per cui stanno aumentando sempre di più le piattaforme che offrono formazione esclusivamente in questo formato, sia dedicate ai privati che alle aziende.

Udemy ospita all’interno della sua piattaforma oltre 10.000 video corsi.
Lynda.com vanta oltre 10.000 organizzazioni che usufruiscono dei suoi video.
Coursera dimostra come i contenuti video si possano integrare alla perfezione all’interno di un percorso formativo strutturato.

Disclaimer: le seguenti considerazioni sono frutto di mie letture e riflessioni, che potrebbero anche cambiare in futuro. Ciò significa che non sto declamando verità assolute. Ogni diverso punto di vista è ben accetto nei commenti!

E-learning privato ed e-learning aziendale

Riflettendo sui bisogni che soddisfa una piattaforma come Udemy, penso a due diversi tipi di e-learning che per ora segnano uno spartiacque nel modo di progettare i corsi online: quello privato e quello aziendale.

Chi è il principale cliente di Udemy?

Tipicamente è un dipendente o libero professionista che vuole approfondire uno specifico argomento:

  • per motivi di lavoro
  • per una passione personale.

Il livello di motivazione e di coinvolgimento è quindi già molto alto in partenza: l’utente tipo è alla ricerca di un contenuto specifico, o è invogliato dalla piattaforma dall’approfondirne uno nuovo sulla base dei suggerimenti forniti.

Un corso Udemy può dare all’interessato basi concettuali solide, per poi permettergli di proseguire l’apprendimento con altri mezzi – corsi in presenza, tutorial, libri – oppure l’esperienza formativa può esaurirsi all’interno della stessa piattaforma, magari passando a un videocorso di livello più avanzato.

Nell’e-learning aziendale gli scopi e le motivazioni sono invece spesso molto diverse: pensiamo ai corsi obbligatori sulla sicurezza, alla formazione annuale stile IVASS, all’apprendimento di un software aziendale. In questi casi, i destinatari del corso non esercitano una libera scelta o non seguono una loro passione.
La loro motivazione e il loro coinvolgimento di partenza sono decisamente più bassi rispetto a una situazione Udemy-tipo.

Un corso interamente video in questi casi non va bene. L’attenzione dopo pochi minuti cala, le persone possono allontanarsi dal monitor mentre i contenuti scorrono inascoltati, il tracciamento di quanto effettivamente viene svolto non è attendibile.

L’e-learning “classico” offre per questo una commistione di generi da dosare con criterio, sulla base dell’obiettivo da raggiungere: non solo video, ma anche un mix tra attività sincrone e asincrone, gamification, scenari interattivi, elementi grafici di diverso tipo.

Tre limiti del video learning

1. L’attrezzatura

La creazione di video di qualità richiede strumenti di qualità, pena un esito non all’altezza delle aspettative.
Questo può costituire un ostacolo in termini di budget: si parla di piccole realtà con risorse limitate o poca esperienza in questo tipo di realizzazione.

2. La modifica

I video sono più difficili da modificare rispetto a contenuti testuali, grafici o interattivi, in quanto sono elementi statici. È possibile risolvere in parte inserendo delle annotazioni in stile Youtube, piuttosto che rifare il video, ma l’esito qualitativo finale lascerà a desiderare.

3. L’individualismo

Uno dei principali vantaggi del video learning, l’autonomia nell’apprendimento, può diventare anche un suo limite. L’apprendimento che avviene in gruppo (anche tramite forum o dal vivo, nel caso del blended learning) facilita la risoluzione dei problemi, il chiarimento dei dubbi e crea importanti competenze nell’ambito della collaborazione. Inoltre non avviene un contatto diretto tra il docente e chi svolge il corso (diversamente staremmo parlando di un webinar).

Esempi di utilizzo dei video nei corsi e-learning

Occorre perciò chiedersi:

Quando inserire i video all’interno di un percorso di formazione digitale?

Non basta rispondere “perchè sì/perché sono coinvolgenti/perché vanno di moda”. I video sono una delle tante opzioni tra un ventaglio di possibilità e vanno usati con criterio.

In questo articolo sono elencati alcuni esempi per l’uso dei video all’interno di corsi e-learning aziendali:

  • interviste a esperti del settore che sintetizzino i concetti chiave;
  • interventi dei dipendenti di un’azienda che ne elenchino i valori o riassumano le informazioni utili per i neo-assunti;
  • testimonial dell’utilità del corso che gli utenti si accingono a svolgere (un video è decisamente più efficace rispetto alle classiche asettiche citazioni);
  • un’introduzione che sfrutti i principi dello storytelling;
  • filmati o screencast di demo sull’utilizzo di un software;
  • tour guidati all’interno dell’ambiente di lavoro;
  • ecc.

Se avete esperienze nella creazione o fruizione di video a scopi formativi che non rientrano negli esempi elencati, raccontatemelo nei commenti 🙂

Formazione digitale: no ai corsi-mattone


Tutti nella vita si sono trovati almeno una volta a svolgere (o realizzare, se lo fate per lavoro) un corso- mattone.
I corsi-mattone non sono definiti tali per la loro complessa realizzazione tecnica o per l’ingente molte di lavoro, bensì a causa del fatto che sono composti da un unico, pesante pacchetto, o capitolo che dir si voglia.
Con audio.
Filmati.
Animazioni.
Interazioni.
E mediamente più di un centinaio di pagine.

Quando un committente mi contatta per un lavoro di questo tipo, cerco sempre di spiegare quali sono i vantaggi dello spezzare un unico corso in tanti capitoli più brevi e più leggeri, da collegare poi tra di loro a livello di piattaforma.

I formati brevi e leggeri sono preferibili nei corsi e-learning

Ecco una serie di buoni motivi per cui realizzare un corso mattone in ambito di formazione digitale non funziona e non conviene a nessuno:

  • Lato sviluppo, ogni minima integrazione o modifica necessita di un tempo molto lungo, sia per il caricamento che per il salvataggio. Questo allunga i tempi di rilascio;
  • Ogni errore si ripercuote su tutte le pagine. Unire più pezzi alla fine e isolare le singole slide per testare è la soluzione, ma significa investire tempo, energie e creare molti intoppi in più. Conviene realizzare da subito pezzi piccoli e autoconsistenti;
  • Lato mobile un corso simile è inutilizzabile, a causa della sua mole e della sua lentezza. Ed è assurdo non tenere conto della fruizione da dispositivi mobili nel 2019;
  • Dal punto di vista dell’apprendimento dell’utente è un suicidio cognitivo. Un conto è affrontare argomenti brevi e spezzati in capitoli logici. Un conto è trovarsi a fare un’ora e passa di corso tutto insieme. Psicologicamente demotivante;
  • Anche a livello di tracciamento dei dati sulla piattaforma non è una scelta vincente. Per la registrazione delle sessioni, entrare e uscire dai singoli capitoli di un corso restituisce un tracciamento più preciso e allontana il pericolo dei time out di sessione.

Il consiglio in fase di progettazione è quindi sempre quello di optare per formati brevi e leggeri.

Gli utenti ringrazieranno.