E-learning in Italia, a che punto siamo?


Mercoledì 21 marzo ho avuto modo di partecipare al Masterclass organizzato da MosaicoElearning a Milano.
Un’occasione di formazione, ma anche uno spunto di riflessione sulla situazione attuale dell’e-learning nel nostro paese.
Per la prima volta dopo 8 anni di lavoro in questo ambito ho potuto partecipare a un evento dedicato: perchè in passato non sono mai riuscita a confrontami in un evento ufficiale con i colleghi del mio settore? Pigrizia? Disinformazione?
Tutt’altro.

Perchè l’e-learning nel nostro paese arranca?

Fino a pochi anni fa una giornata di questo tipo non era immaginabile. Oggi pian piano qualcosa sembra cambiare: una sempre maggiore consapevolezza delle opportunità di questo settore, l’aumento delle occasioni reali e dei luoghi virtuali di aggregazione.

(A tal proposito segnalo il recente gruppo Facebook “eLearningVincente Community“, il fondatore ho avuto il piacere di incontrarlo proprio in occasione dell’evento milanese).

Il fatto è che mentre nel resto del mondo l’e-learning riscontra da tempo un trend di decisa crescita, in Italia (senza alcuno stupore) siamo rimasti parecchi passi indietro.

Dopo un iniziale boom vissuto tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2000, sono seguiti lunghi anni di stagnazione, quando non di declino.
Solo in tempi recenti c’è stata una ripresa significativa e il settore sembra rivivere una nuova stagione promettente.

Quali sono i maggiori ostacoli incontrati in Italia?
Tra le cause di questa situazione c’è sicuramente la scarsa cultura digitale che permea la nostra società a ogni livello, da quello aziendale a quello “popolare”, affiancata a pari merito ad una visione oramai superata della formazione. Questa è vista solo come una tappa obbligata in molte realtà aziendali, che pensano solo a raggiungere i requisiti richiesti di volta in volta con la minima spesa, senza curarsi troppo dell’esperienza dell’utente.

Pensateci: non è un caso che nella nostra lingua non esista un corrispettivo soddisfacente del termine inglese learner, spesso tradotto con un triste “discente” o con “studente”: nessuno dei due termini riesce ad abbracciare l’interezza del ruolo che vorrebbe definire.
(Ho scritto un post su Pulse a riguardo, tempo fa).
Solo questo la dice lunga sul quadro generale.

I principali limiti nei corsi e-learning

Da un punto di vista pratico, chi si sia mai trovato a creare un corso su commissione, si è sicuramente scontrato con uno o più di questi problemi:

[dt_list style=”1″ bullet_position=”middle” dividers=”true”]

[dt_list_item image=””]budget scarni;[/dt_list_item]

[dt_list_item image=””]necessità di soddisfare un monte ore obbligatorio, a discapito della qualità dei contenuti. In questo contesto, i corsi sulla sicurezza sul lavoro sono quelli che risentono maggiormente di tale limite, pur trattandosi di un argomento molto richiesto;[/dt_list_item]

[dt_list_item image=””]scarsa interattività presente nei meccanismi del corso, che si traduce in noia;[/dt_list_item]

[dt_list_item image=””]contenuti spesso illeggili su mobile, sia per formato che per organizzazione;[/dt_list_item]

[dt_list_item image=””]dinamiche obbligate di navigazione: un avanzamento lineare che lascia poco spazio all’iniziativa di chi svolge il corso, imbrigliandolo in percorsi rigidi e uguali per tutti. [/dt_list_item]

[/dt_list]

 

L’evoluzione della formazione in Italia

È chiaro da tempo che occorra un’evoluzione in ambito formativo, abbracciando finalmente a ogni livello il concetto di Life Long Learning e comprendendo l’importanza della partecipazione attiva delle persone nel processo di apprendimento.

Le nuove parole d’ordine devono essere [dt_highlight color=”” text_color=”” bg_color=””]web learning[/dt_highlight], [dt_highlight color=”” text_color=”” bg_color=””]sistemi aperti[/dt_highlight], [dt_highlight color=”” text_color=”” bg_color=””]collaborazione[/dt_highlight], [dt_highlight color=”” text_color=”” bg_color=””]interazione[/dt_highlight].

L’obiettivo di eventi come quello di Mosaico, di siti come questo, delle community dedicate e di ogni singolo professionista di questo settore, dev’essere quello di diffondere una nuova cultura e-learning in Italia, che superi la noia e la ripetitività della formazione obbligatoria e l’attuale predominio dell’efficienza a discapito dell’efficacia, ossia di un apprendimento partecipato che non si prefigga il semplice raggiungimento dei parametri richiesti dalle diverse normative.

I mezzi ora ci sono, è arrivato il momento di concentrarci sui contenuti.